Quella che avete per le mani è la testimonianza di una serata magica: il distillato dell’indimenticabile concerto tenuto il 15 luglio 2012 a Castagneto Carducci, dove il pianoforte di Rita Marcotulli ha rincorso, in un’improvvisazione libera da schemi, la batteria e le percussioni di Michele Rabbia, il tutto accompagnato dalle immagini assemblate per l’occasione da Petulia Mattioli. Erano immagini che scorrevano fantasmatiche sui rampicanti della parete alle spalle dei musicisti e sugli alberi dei dintorni: un occhio gigantesco che scrutava i musici, pesci che nuotavano in quell’inedito acquario vegetale, bizzarre creature che si muovevano in sintonia con la progressione musicale, a creare un effetto ipnotico al tempo stesso liberatorio e inquietante. Il tutto si è svolto grazie all’ospitalità e all’interazione con la Cantina di Michele Satta, per una degustazione enologica che ha soddisfatto gusto, olfatto e tatto, prima di coinvolgere udito e vista.

Una performance artistica che coinvolga tutti i sensi dell’uomo è il sogno che da sempre affascina musicisti, pittori, cineasti e artisti visivi in genere: Semetipsum, giunto felicemente alla sua terza edizione, qui testimoniata dalla Magnum in tiratura limitata a autografata del pregevole Syrah 2009 della Cantina Michele Satta e dal cd che documenta l’intera serata, va oltre, incarnando mirabilmente quello che in passato era stato solo vagheggiato, o anche felicemente intuito, ma mai realizzato in modo compiuto. Un’immersione sensoriale totale che accade, da tre anni e senza sforzo apparente, tra le botti della cantina Michele Satta, per serate uniche e irripetibili dove l’improvvisazione musicale si integra con quella della videoarte di Petulia Mattioli, arricchendosi e nutrendosi (letteralmente) del paziente lavoro enologico di Michele Satta.

Il viaggio percorso da Semetipsum è la testimonianza di una “carnalità” totale e assoluta, tanto più esaltante perché legata alla musica, che è il battito pulsante della nostra vita e la più impalpabile tra le manifestazioni artistiche. Il risultato è un evento, unico e irripetibile per chi vi assista. Una volta l’anno e solo per quella sera, ha luogo così un piccolo miracolo dovuto alla volontà degli artisti di mettersi in gioco al di fuori di canoni prestabiliti, di barriere e di confini stilistici, per far sì, ad esempio, che anche l’etichetta di un vino possa diventare essa stessa un’esperienza sensoriale, così come la degustazione dello stesso, parallelamente all’ascolto del concerto. Gli spettatori sono stati rapiti dagli intrecci sonori totalmente improvvisati tra Rita Marcotulli e Michele Rabbia, dove la pianista ha ritrovato l’anima percussiva del suo strumento, mentre il percussionista creava inusitate melodie, in un gioco di scambi tanto raffinato e complesso da poter sembrare generato solo grazie ad un legame telepatico tra i musicisti, stimolati dall’ambiente della cantina, dove dilagavano le immagini assemblate da Petulia Mattioli. Proprio a lei, curatrice anche delle confezioni, si deve l’idea di coprire l’etichetta con un inchiostro termico in modo che, ogni volta che sarà toccata, apparirà “diversa”, perché la reazione al calore della mano del fruitore/attore rivelerà le scritte stampate sull’etichetta in modi e tempi differenti, a seconda della sua temperatura corporea.

Dopo il 2010, quando Harold Budd improvvisò al pianoforte con Eraldo Bernocchi, sulle note del cru Sangiovese 2008 e lo scorso anno, quando Nils Petter Molvaer fece duettare la sua tromba con un Viognier 2010, sempre nel contesto creato dai video di Petulia Mattioli, è proprio la ricerca visiva di quest’ultima che chiama ad approfondire le suggestioni di corpi e ambienti, decontestualizzati dalla sua ricerca visiva per assumere nuove, ipnotiche forme e possibilità percettive negli spettatori disposti a farsi attori e partire per un viaggio non solo dello spirito, dove il “semetipsum”, il “proprio se stesso” di ognuno dei presenti, può trasformarsi e tramutarsi come le immagini, le note e il retrogusto del Syrah, creando una nuova e più ludica (auto)consapevolezza.

                                OSCAR COSULICH

                                                                                      

foto: Arnaud Bachelard