Nullus locus sine Genio


Ciò che si racchiude nell’involucro che avete appena aperto è la concretizzazione di un progetto originale e, allo stesso tempo, estremamente inattuale come il nome che gli è stato imposto: Semetipsum. Vino, suono, immagine ne sono gli elementi costitutivi, l’interazione tra le arti, il metodo adottato, la disciplina, la fedeltà ai propri convincimenti, la voglia di mettersi in gioco i principi ispiratori. Principi condivisi da chiunque, a vario titolo, sia stato coinvolto nell’impresa, attraverso una rete amicale fatta di consonanze, vibrazioni, affinità. Semetipsum, ovverosia “proprio se stesso”, libera scaturigine di creatività, raggiungimento di esiti ai quali ciascuno quasi naturalmente tende, portando a maturazione e a compimento ciò che, sotto forma di embrione, di traccia, di seme, in interiore homine risiede e fermenta.

In un sereno tardo pomeriggio di inoltrata primavera, nella cantina di Michela Satta a Castagneto Carducci, Eraldo Bernocchi e Harold Budd hanno tenuto un concerto circondati da botti e carati colmi di vino. Mentre i suoni si riverberavano nell’ambiente, susseguendosi in una sequenza che – sebbene in larga parte dovuta all’improvvisazione – giungeva all’orecchio quasi dettata da una logica prestabilita, mescola esplosiva di casualità e necessità, la sensazione diffusa tra gli ascoltatori che la cantina non fosse un mero palcoscenico, per quanto insolito, ma parte integrante dell’evento cresceva sino a farsi certezza. Senza la presenza e l’azione del vino di Michele Satta, frutto del lavoro, della sapienza, di una tradizione che per rimanere tale non può fossilizzarsi in pratiche, usanze e convinzioni immutabili, la musica sarebbe stata diversa (non necessariamente peggiore, né migliore, si badi bene) senza lo spirito che impregna i muri della cantina altre sarebbero state le note, altri i ritmi. Il carattere del vino – qui espresso da una vendemmia del 2008 di sangiovese in purezza – e il temperamento dei musicisti hanno trovato un punto di incontro grazie al genius loci, entrambi prendendo forma e affinandosi secondo la propria natura ma accettando allo stesso tempo e imparando a governare quello che l’imprevisto, il caso, il destino aveva in serbo per loro.

Semetipsum non mira semplicemente a far accadere qualcosa ma a far accadere “proprio quella cosa lì”, perché non si accontenta di una mera collaborazione fra “professionalità” diverse, anzi, aspira a far sì che l’evento – parola inflazionata e caricata di significati retorici che vorremmo riportare all’etimologica definizione di “accadimento” – possa essere il risultato prima di tutto di un comune sentire. Ciò non garantisce, sia chiaro, la bontà di un risultato, ma la qualità di un metodo e la forza di un’idea. “Fa’ ciò che devi, accada quel che può”.

L’intervento di Petulia Mattioli sopraggiunge quando il vino ha già iniziato il suo processo di perfezionamento – la cui durata nel tempo, non inferiore ai due anni a partire dall’imbottigliamento, sarà imperscrutabile e dipenderà per ciascuna magnum dall’occasione e dalla volontà di chi la custodirà – e la musica, registrata e lievemente affinata anch’essa prima del definitivo fissaggio su CD, ha ormai cominciato a sedimentarsi e maturare nella memoria dei musicisti e degli spettatori. Vino e musica, allora, non possono che divenire la materia prima attraverso la quale consentire alle immagini di prendere forma e, secondo il principio che Semetipsum sottende, il mezzo prescelto dall’artista non può essere diverso da quello grazie al quale la propria poetica ha saputo dispiegarsi con maggiore naturalezza: il video. Riprendendo una vecchia intuizione del fisico tedesco del secolo XVIII Ernst Chladni, Petulia Mattioli ha sottoposto una certa quantità di vino alle vibrazioni sonore della registrazione del concerto propagate da un diffusore posto in prossimità del contenitore. Le forme ottenute dal movimento del liquido, risultato del concorso dell’intensità sonora – non soltanto puramente dinamica – con le caratteristiche fisiche della materia, sono state catturate dalla telecamera. Un unico frame estratto dal video così ottenuto è stato infine selezionato per l’etichetta della bottiglia, nella quale è davvero possibile “vedere” il suono. Non si tratta però di un fenomeno sinestetico, anzi, qui non si propone nessuno scambio di sensi, piuttosto un loro potenziamento, dal momento che l’immagine visiva rimane tale e chiede di essere percepita con il senso deputato: la vista. E ciò vale altrettanto per il sangiovese o per le sonorità scaturite dal pianoforte di Budd e dal laptop di Bernocchi. Agendo di comune accordo, la musica, le arti visive, l’enologia, si sono rafforzate l’un l’altra rimanendo fedeli a se stesse e hanno potuto dar vita a un insieme unitario e organico perché, invece di lasciarsi contaminare come il nostro tempo sbrigativamente raccomanda, hanno preferito farsi attraversare dallo spirito della terra sulla quale e grazie alla quale Semetipsum è potuto accadere.


Marco Pierini



Marco Pierini (Siena 1966) ha conseguito la laurea e il dottorato di ricerca in Estetica all’Università degli Studi di Siena. È stato direttore, a partire dal 2002, del Centro Arte Contemporanea di Siena, prima ospitato al Palazzo delle Papesse e dal giugno 2008 al Santa Maria della Scala col nome di SMS Contemporanea.

Dirige dal giugno 2010 la Galleria Civica di Modena.

Ha pubblicato numerosi contributi su argomenti d’arte, d’estetica e di musica, tra i quali più di recente:

Jaume Plensa. Fiumi e cenere, catalogo della mostra, a cura di Marco Pierini, Gli Ori, Siena-Prato 2004; Flesh for Fantasy, catalogo della mostra, a cura di Lorenzo Fusi e Marco Pierini, con un racconto di Aldo Nove, Gli Ori, Prato 2004; Good Vibrations. Le arti visive e il Rock, Giunti, Firenze-Milano 2006; Numerica, catalogo della mostra, a cura di Marco Pierini, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2007; Gordon Matta-Clark, catalogo della mostra, a cura di Lorenzo Fusi e Marco Pierini, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2008; Francesca Woodman, catalogo della mostra, a cura di Marco Pierini, testi di Rossella Caruso, Isabel Tejeda e Lorenzo Fusi, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009; Pop Numbers, in Matematica e cultura 2010, atti del convegno (Venezia, Auditorium Santa Margherita, Università Ca’ Foscari, 27-29 marzo 2009), a cura di Michele Emmer, Springer, Milano 2010;  L’angelo sterminatore, in Enzo Gentile, Jimi santo subito! Il mito Hendrix attraverso immagini, parole e musica, Shake edizioni, Milano 2010.

Tiene la rubrica Miti su “GQ” e collabora regolarmente ai mensili “Arte” e “Insound”.